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DIABETE E CELIACHIA

Il diabete è una delle patologie che più frequentemente si accompagnamo alla celiachia.
È una malattia cronica caratterizzata da iperglicemia, ossia la presenza di un alto tasso di glucosio nel sangue: quando la glicemia a digiuno supera i 126 kg/dl, si parla di diabete mellito (DM). A causare l’alterazione dei valori glicemici è la mancata produzione di insulina.
La letteratura medica che studia le possibili ingerenze tra celiachia e diabete, si focalizza su un particolare tipo di diabete, definito di Tipo 1.
La comparsa del DM di Tipo 1 (T1DM) potrebbe essere legata alla contemporanea interazione di fattori genetici e fattori ambientali con cui si ha avuto a che fare in età precoce, quali agenti infettivi e/o una dieta comprensiva di proteine del latte e/o glutine.
Tra i virus, quelli più frequentemente citati come corresponsabili del T1DM sono: Coxsackie B4, Echovirus, Rosolia, Parotite, CMV, Rotavirus.
Per quanto riguarda la dieta, esiste una correlazione tra aumento del rischio di T1DM ed introduzione del latte vaccino prima del 3°-4° mese di vita, perchè nel siero della maggior parte dei soggetti affetti da T1DM sono presenti anticorpi diretti contro le proteine del latte vaccino, che impediscono l'assorbimento della vitamina D. Tale vitamina è estremamente importante, perchè permette di accrescere la tolleranza del sistema immunitario e la sua assunzione aiuta a prevenire l'insorgenza del diabete in età giovanile.
Alcuni ritengono che le alterazioni glicemiche riscontrabili nelle fasi iniziali di malattia, siano da attribuire all’alterato assorbimento di nutrienti causato da una celiachia non diagnosticata e che una dieta priva di glutine  ridurrebbe il rischio di insorgenza di diabete. L’ipo/ipergliecemia sarebbe perciò di una celiachia non trattata piuttosto che del diabete, ma i giudizi non sono unanimi. 
In caso di T1DM, l’età media al momento della diagnosi si aggira attorno ai 7-8 anni e nei soggetti in cui sia presente anche la celiachia in una forma asintomatica, l’individuazione dell’intolleranza al glutine avviene nel corso degli esami di follow-up.
Poiché, a livello genetico, i pazienti diabetici presentano parametri simili a quelli dei pazienti con predisposizione alla celiachia, la tipica analisi delle molecole HLA non permette di trarre conclusioni.
Lo screening, pertanto, viene svolto su base sierologica e, in caso di esito positivo, viene effettuata la biopsia intestinale.
Per maggiori informazioni:
Associazione Italiana Celiachia – Email:    segreteria@celiachia.it   - Tel. 010 2510016 – Cell. 346 9856625


CELIACHIA E GRAVIDANZA


La gravidanza rappresenta un momento intimo e speciale nella vita di una donna, nonché un periodo di condivisione alimentare tra la mamma e il feto. 
La paura della donna celiaca è che la sua intolleranza possa intervenire negativamente nella vita del nascituro, ma UNA DIETA PRIVA DI GLUTINE SALVAGUARDA LA SALUTE DI MAMMA E BAMBINO
È sufficiente seguire le raccomandazioni che riguardano tutte le gestanti, anche non celiache:
1) assunzione di acido folico, una vitamina che previene le malformazioni del feto
2) monitoraggio del peso
3) accertamento dell’assenza di glutine o derivati in farmaci, vitamine e composti multiminerali  prescritti dal ginecologo
4) adeguato apporto di calcio - la gravidanza causa perdita di massa ossea e, nelle donne in cui la
diagnosi di celiachia è stata fatta in età adulta, se ne rischia una perdita maggiore in quanto il malassorbimento occulto aveva già minato i depositi di calcio nell'osso.
Nel caso in cui la donna non sappia di essere celiaca e/o non voglia accettare una dieta aglutinata, si rischiano danni legati non solo al malassorbimento, ma anche allo scatenarsi di reazioni immunitarie abnormi:
• il menarca, cioè il primo ciclo mestruale, può comparire tardi e le mestruazioni possono essere irregolari come ritmo e durata. Spesso si tratta di cicli non ovulatori che rendono più difficile, nelle giovani donne, il concepimento.
• il rischio di abortire è circa 9 volte più alto rispetto alle donne non celiache, così come quello di
avere un bambino sottopeso alla nascita o di allattare per meno tempo e con più fatica.
La biopsia in gravidanza è sconsigliata, tuttavia è possibile farla assumendo le necessarie precauzioni, come il controllo della coagulazione e il livello di emoglobina nel sangue.
In ogni caso, si raccomandano i tipici esami di laboratorio.
Pur in assenza di diagnosi, anemia da mancanza di ferro o alterazioni dello smalto dentario possono essere segnali clinici della presenza di celiachia.
IL GLUTINE VERRA' INTRODOTTO NELLA DIETA DEL NASCITURO
AL MOMENTO DELLO SVEZZAMENTO, FRA I 6 E I 12 MESI.
ANCHE IN ASSENZA DI SINTOMI, È BENE PROCEDERE ALLO SCREENING
CON IL PRELIEVO DI SANGUE DOPO 6 MESI DALL'INTRODUZIONE DEL GLUTINE.



CELIACHIA: BASTA UNA PILLOLA?

 al glutine. La si attende con ansia, ma le si attribuiscono risultati terapeutici spesso sproporzionati.  La pillola anti-zonulina – questo è il nome utilizzato in ambito scientifico – è in piena fase di sperimentazione. Va, però, chiarito Non è un banale gioco di parole affermare che “la pillola contro la celiachia” è sulla bocca di tutti quelli che soffrono di intolleranza senza reazioni immunitarie abnormi.  La zonulina è un ormone gastrointestinale che regola l’apertura delle giunzioni tra le cellule che pavimentano l’intestino. È stato subito che essa non sconfiggerebbe in modo definitivo la celiachia, ma permetterebbe l’estemporanea ingestione di glutine, identificato dal prof. Alessio Fasano dell’Università del Maryland, Baltimora (Usa).
L’INIBIZIONE DI QUESTO SEGNALE CON IL FARMACO AT1001 (LA “PILLOLA ANTI- ZONULINA)
POTREBBE RIDURRE IL PASSAGGIO DI GLUTINE ED I RELATIVI EFFETTI COLLATERALI DANNOSI
La pillola, quindi, andrebbe assunta prima di ingerire un pasto con glutine ed il suo effetto sarebbe limitato a quel singolo pasto. Nonostante non possa considerarsi un vaccino, è indubbio però che la pillola risulterebbe un’arma in più a disposizione del celiaco, con un incremento di vantaggi psicofisici e sociali.
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Il VACCINO per contrastare l’intolleranza al glutine rimane, perciò, uno dei traguardi scientifici più attesi da tutti i celiaci
che al momento hanno, come unica e concreta terapia a disposizione, una dieta priva di glutine.
È del 21 luglio 2010 l’Ansa della scoperta delle tre molecole responsabili della malattia: i frammenti (peptidi) del glutine che
scatenano l’abnorme reazione immunitaria nel celiaco. 
La buona notizia, annunciata dalla rivista Science Translational Medicine, si deve alla compagnia biotech di Melbourne Nexpep Pty Ltd. e, nello specifico, al team di Bob Anderson e di Jason Tye-Din del Walter and Eliza Hall Institute of Medical Research a Parkville, Australia.
L’isolamento delle molecole è avvenuto in diverse fasi. Gli esperti australiani:
• hanno arruolato 200 pazienti;
• hanno fatto mangiare loro dei cereali; 
• hanno isolato, dopo sei giorni, con un prelievo di sangue, le cellule immunitarie artefici della reazione al glutine ingerito giorni prima;
• hanno fatto “incontrare” queste cellule (linfociti T) con 2.700 peptidi sospetti; 
• hanno trovato i tre che si accoppiano più saldamente alle cellule. 
Questi  tre composti sono attualmente oggetto di sperimentazione in un test. 

LA SPERANZA È CHE, SOMMINISTRANDO IN PICCOLISSIME QUANTITÀ I TRE PEPTIDI AI PAZIENTI,
QUESTI PIAN PIANO SI DESENSIBILIZZANO NEI CONFRONTI DEL GLUTINE

“Ciò permette grosso modo di dimezzare i tempi previsti per la messa a punto e la commercializzazione di un vaccino, 5-10
anni contro i 15-20 ritenuti necessari finora”, ha commentato Italo De Vitis, dirigente dell’unità di medicina interna e gastroenterologia dell’Università Cattolica di Roma presso il centro integrato Columbus.
Dal canto suo, il prof. Umberto Volta, presidente del Comitato Scientifico Nazionale AIC, ha commentato: “Forse non è ancora
arrivato il momento di considerare vinta la battaglia nei confronti della celiachia, ma certamente la ricerca scientifica ha fatto un altro
passo avanti estremamente importante per trovare una cura definitiva alla celiachia [...]  le basi scientifiche per raggiungere questo
risultato, atteso da milioni di celiaci in tutto il mondo, si fanno sempre più consistenti”.




DA UN PUNTO DI VISTA GENETICO,
 la predisposizione alla celiachia dipende dalla presenza nell’organismo delle molecole HLA DQ2 e HLA DQ8. 
L’ingestione di glutine provoca, nel soggetto geneticamente predisposto, un’infiammazione cronica a livello di
intestino tenue e la progressiva scomparsa dei villi intestinali. Ciò è particolarmente grave, in quanto i villi intestinali garantiscono l'assorbimento dei nutrienti contenuti negli alimenti. L’organo bersaglio della celiachia è
l’intestino tenue, ma numerosi altri organi ed apparati possono essere interessati nell’ambito dell’intolleranza
al glutine con uno scenario che talvolta assume le caratteristiche di una malattia sistemica.
Ci sono diverse forme cliniche di celiachia:
1) LA CELIACHIA TIPICA si manifesta nei bambini quando, terminato lo svezzamento, cominciano ad ingerire alimenti contenenti glutine, e più raramente nell’adulto. I sintomi coinvolgono sia l’apparato gastrointestinale con:
• dolori addominali, 
• diarrea cronica, 
• vomito, aftosi orale, 
• scarso appetito, 
• addome globoso
sia lo sviluppo fisico con:
• arresto della crescita,
• perdita di peso.
2) LA CELIACHIA ATIPICA si manifesta più frequentemente  tra gli adulti, ma non è rara neanche in età pediatrica. Colpisce più frequentemente le donne rispetto agli uomini, con un rapporto da 2 a 1 a 3 a 1. Si evidenzia con alcune manifestazioni espressione di alterazione dei processi digestivi  e di malassorbimento selettivo di vitamine e sali minerali, nonché di alterazione del sistema immunitario:
• osteoporosi,
• anemia da deficit da vitamina B12, 
• reflusso gastro-esofageo, 
• ipertransaminasemia, 
• ipoplasia allo smalto dentale, 
• ipocalcemia, 
• dermatite erpetiforme,
• aborti spontanei.
3) LA CELIACHIA SILENTE è asintomatica ed è rilevabile solo tramite screening anticorpale e successiva
biopsia intestinale, che permette di individuare eventuali lesioni della mucosa intestinale. Tali lesioni, al pari di
quelle delle altre forme cliniche di celiachia,  regrediscono con una dieta priva di glutine. L'esistenza della forma silente si evidenzia in particolare grazie agli screening effettuati su familiari di primo grado di pazienti celiaci. Circa il 10-15% di questi presenta una mucosa intestinale atrofica.
4) LA CELIACHIA POTENZIALE  Identifica  quel sottogruppo di celiaci in cui è presente una positività
per i marcatori seriologici (anticorpi antiedomisio ed antitransglutaminasi), ma la mucosa intestinale è normale
o presenta solo un incremento dei linfociti intraepiteliali con villi intestinali assolutamente normali.
Controversa è la decisione se mettere a dieta aglutinata o lasciare a dieta libera i soggetti con celiachia potenziale. Anche se non esistono regole scritte, la maggior parte dei ricercatori è concorde nel ritenere che i pazienti con celiachia potenziale sintomatica vadano trattati, mentre i soggetti con celiachia potenziale asintomatica
debbano essere tenuti a dieta libera con un frequente ed attento follow-up nel tempo.
Una diagnosi tardiva di celiachia può causare, oltre ai sintomi sopracitati, anche: 
• infertilità, 
• diabete mellito, 
• tiroide autoimmune, 
• alopecia, 
• epilessia con calcificazioni cerebrali,
• linfomi intestinali. 
Per maggiori informazioni:
Associazione Italiana Celiachia – Email:    segreteria@celiachia.it  - Tel. 010 2510016 – Cell. 346 9856625

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